Cos'è
Discorso-25-aprile-fatto-dalle-studentesse-di-classe3F-LSU.pdf
(Discorso pubblico tenuto il 25 aprile a Palazzolo s/O dalle studentesse e studenti dell’Istituto di Istruzione superiore Cristoforo Marzoli)
“La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare” Pietro Calamandrei
Buongiorno e buon 25 aprile a tutte le persone presenti. Mi chiamo Anna e sono qui con alcune mie compagne di classe, Martina, Emma, Mirea, Anita, Israa, Chiara, Emma; rappresentiamo l’istituto di istruzione superiore Cristoforo Marzoli.
Il 25 aprile non è una festa del passato ma è la manutenzione del presente.
Spesso commettiamo l’errore di considerare le date del nostro calendario civile come capitoli di storia ormai chiusi.
Vediamo il 25 Aprile come un ricordo sbiadito, di altri tempi, affidato esclusivamente alla custodia di musei e di lapidi.
Sostenere che il 25 Aprile non è una festa del passato significa comprendere una verità fondamentale: la libertà non è una conquista che si possiede una volta per tutte, ma un organismo vivo – che respira.
Se la Resistenza è stata la fondazione della nostra casa comune, oggi a noi non spetta solo il compito di ammirarne le fondamenta, ma quello appunto di occuparci della sua manutenzione.
In democrazia, la manutenzione è l’impegno quotidiano che impedisce all’indifferenza di corrodere i diritti.
Non siamo qui per una commemorazione statica, ma per un rinnovo di responsabilità. Il fascismo non fu solo un regime, ma un modo di pensare basato sulla sopraffazione e sul silenzio del dissenso.
Se siamo qui oggi, in modo volontario, è perché crediamo che la libertà non è un oggetto da custodire, ma un valore da alimentare quotidianamente attraverso l’impegno civile, affinché l’indifferenza non ne corrompa le fondamenta.
Siamo qui, come studenti, perché vogliamo ribadire alcuni punti:
- Ripudiamo la guerra: lo dice l’articolo 11 della nostra Costituzione e lo diciamo noi, guardando i troppi conflitti che oggi infiammano il mondo. L’uso della forza genera solo vendetta, mai giustizia.
- Scegliamo il rispetto: quello sancito dall’articolo 3, che considera le persone non in base al genere, alla nazionalità o alle idee politiche.
- Rifiutiamo la menzogna: non importa quante volte una bugia venga ripetuta, essa non diventerà mai verità.
Siamo qui perché crediamo che la libertà, la democrazia, il rispetto, il rifiuto della guerra, siano il cemento per ogni vivere comune; per vivere con gli altri anche e soprattutto nelle differenze.
Oggi celebriamo la Liberazione: 81 anni fa, il coraggio di italiani e italiane, unito al ruolo determinante degli Alleati, pose fine all’orrore del nazifascismo e della guerra. Da quel sacrificio è nato il cammino verso la Repubblica, scelta l’anno successivo (2 giugno 1946) per rifondare l’Italia sui valori democratici.
Questi eventi convergono nella nostra Costituzione, scritta dai padri e dalle madri costituenti ed entrata in vigore nel 1948. Liberazione, Repubblica e Carta Costituzionale si tengono per mano: sono tre momenti figli di un’unica matrice, l’antifascismo.
La Resistenza è frutto di una reazione plurale, fatta di sensibilità diverse.
I primi a compiere questa scelta furono i militari. Pensiamo ai caduti di Cefalonia o ai tantissimi soldati che rifiutarono di arruolarsi nell’esercito nazista o nella neonata Repubblica sociale di Salò. Fu un “no” pagato ad un carissimo prezzo. Oltre 600.000 di loro vennero deportati nei campi di concentramento. Molti non torneranno mai
In questa lotta non ci furono colori politici. Erano persone comuni, esseri umani che davanti all’ingiustizia hanno messo da parte le proprie differenze per rivendicare un diritto fondamentale: la libertà.
Ma ciò che deve portare ad una riflessione oggi, come studentesse e studenti, è che la maggior parte di loro erano giovani. Erano ragazzi che non volevano vivere sotto una dittatura, erano stanchi della guerra, una guerra che per 5 lunghi anni aveva devastato le loro vite.
Il bilancio fu terribile: l’Italia perse 400.000 persone, in un conflitto mondiale che conterà oltre 50 milioni di morti.
Oggi siamo qui per ricordare, ma dobbiamo farlo con gli occhi aperti sul presente. La storia purtroppo è ricorsiva. Mentre noi parliamo di libertà conquistata, nel mondo si combattono ancora oggi più di 50 guerre.
Ricordare il 25 aprile, allora, non significa solo guardare al passato, ma assumersi la responsabilità di difendere quella pace e quella libertà che ci sono state consegnate, frutto di sacrificio immenso.
Ancora oggi, nonostante le testimonianze delle devastanti conseguenze del fascismo, c’è chi ne condivide le ideologie o si rifiuta di celebrare la Liberazione, ritenendola una “festa di sinistra” o “comunista”. Non esiste affermazione più sbagliata: questa ricorrenza appartiene a tutti gli italiani. I partigiani che hanno lottato nelle piazze e nelle montagne non lo hanno fatto per una fazione, ma per il futuro dell’Italia.
La democrazia richiede un’eterna vigilanza: non la si ottiene una volta per tutte, per poi sedersi a guardare. La libertà ha un prezzo, e quel prezzo sta nel nostro impegno quotidiano.
Non vogliamo essere spettatori marginali, ma giocare un ruolo rilevante e valorizzare le nostre vite in relazione con gli altri.
Desideriamo guadagnarci la nostra umanità attraverso il civismo attivo.
- Concludiamo il nostro intervento con due testimonianze dei condannati a morte della Resistenza, a cui segue un breve commento.
La prima testimonianza è di Paola Garelli, detta “Mirka”, una giovane partigiana di vent’otto anni, nata nel 1916, che scrive una lettera alla figlia
“Mimma cara,
la tua mamma se ne va pensandoti e amandoti, mia creatura adorata, sii buona, studia e ubbidisci sempre gli zii che t’allevano, amali come fossi io. Io sono tranquilla. Tu devi a tutti i nostri cari parenti, nonna e gli altri, che mi perdonino il dolore che do loro. Non devi piangere né vergognarti per me. Quando sarai grande capirai meglio. Ti chiedo una cosa sola: studia, io ti proteggerò dal cielo.
Abbraccio con il pensiero te e tutti, ricordandovi
la tua infelice mamma”
“Quando sarai grande capirai meglio”
Una frase semplice, ma profonda. Dentro c’è la consapevolezza che alcune scelte non possono essere spiegate fino in fondo a chi non ha ancora gli strumenti per comprenderle. Mirka sa che sua figlia, in quel momento, vedrà solo l’assenza, il vuoto, forse l’ingiustizia. Eppure le affida una verità che maturerà col tempo: che quella perdita non è stata vana, che dietro quel sacrificio c’era un ideale più grande, la libertà. Capire “meglio” significa proprio questo, riconoscere il peso delle scelte di chi ci ha preceduto e accettare che il bene più grande, a volte, nasce da rinunce enormi.
E allora quella promessa non è solo tra una madre e una figlia, ma tra passato e presente.
Sta a noi, oggi, essere all’altezza di quella comprensione.
Sta a noi dimostrare che siamo diventati “grandi” abbastanza da non dimenticare.
Sta a noi da dare senso a quel sacrificio.
Sta a noi custodire e difendere, ogni giorno, la libertà che ci è stata consegnata. Rinaldo Simonetti, 18 anni.
“Cari Genitori, perdonatemi il mio passato. Vi mando qualche ricordo; muoio per la salvezza dell’Italia. Vendicheranno il mio nome. Voliate bene a Luciano e a Bruna. Addio per sempre. Ciao papà-mamma”
Vostro Rinaldo
La frase “muoio per la salvezza dell’Italia” racchiude in sé un sacrificio totale, una decisione che trascende l’individuo per diventare parte di una lotta collettiva. Rinaldo non sta solo combattendo per una causa politica, ma per il destino della sua patria, per un’Italia libera dalla dittatura e dall’occupazione straniera. La sua morte non è vana, ma il sigillo di un impegno che va oltre la sua esistenza.
Grazie! e buon 25 aprile a tutti!
Destinatari
alunni, personale e cittadinanza
Costi
Evento Gratuito